Monday, February 15, 2016

"Fino all'ultimo respiro"

La prese in braccio, come una sposa novella, e la portò nella sua camera. La depose sul letto delicatamente e mentre la guardava fisso negli occhi, riprese a toccarla più lentamente.
“Devo calmarmi un po’ altrimenti farò una brutta figura” le confessò ridendo e respirando a fatica.
“Prenditi tutto il tempo che vuoi. Io sono qui”.
Non seppe resistere però, le salì sopra, portò nuovamente la sua mano tra le sue cosce e fece sprofondare due dita dentro di lei.
Fabiana si aggrappò alle sue spalle e si inarcò verso di lui gemendo.
“Oh sì” gemette Fabiana.
“Oh amore, se non ti prendo subito, muoio”.
Si spogliarono strappandosi quasi i vestiti di dosso.
Mentre lui le sfilava le scarpe altissime, il collant e lo slip di pizzo, Fabiana si gustò la visione del suo possente petto che spuntava dalla camicia semi sbottonata, gli slacciò i pantaloni e li abbassò insieme ai boxer, liberando il suo cazzo già eretto. Lo guardò estasiata e si impresse nella memoria quella visione. Il suo membro era teso, con la punta lucida e le vene in rilievo che ridefinivano lo spessore della pelle, lo accarezzò con delicatezza e non resistette alla tentazione di avvicinarlo alle labbra per assaporare quel gusto buonissimo che non aveva mai dimenticato.
“Amore mio” esclamò Andrea in preda a una forte emozione che gli strinse lo stomaco.
Infilò le mani nei suoi capelli neri, meravigliosamente lisci, si aggrappò a essi, tirandoglieli, non chiuse gli occhi come faceva sempre in quella situazione, ma la guardò mentre con i pollici le accarezzava le guance. Non vi era stato un giorno senza pensare a lei. Quando l’aveva lasciata, era talmente furioso che bruciò tutte le sue foto e quando le tornava in mente, negli ultimi tempi aveva difficoltà a ricordarsela nei minimi dettagli, ma ora ce l’aveva davanti e non l’avrebbe lasciata mai più. Si staccò e la fece sdraiare a pancia in giù. Le baciò e leccò tutto il corpo, con un’infinita lentezza, le morse il sedere e le labbra della sua fica che, gonfie di piacere, sporgevano dall’incavo sotto i glutei; continuò affondando la lingua dentro di lei e si riempì la bocca del suo sapore e le narici del suo odore. La tenne ben salda tra le sue mani mentre affondava i denti e la lingua, succhiò avido il suo miele con cui si imbrattò la faccia, senza sosta, senza tregua finché la vide ricadere con la testa sul cuscino mentre, spossata dall’orgasmo, si aggrappò alle lenzuola stropicciandole. Eccitato oltre ogni limite, si spostò sopra di lei, sovrastandola, posizionò la punta del suo uccello tra le sue labbra fradice di umori, allargò le braccia distendendole sopra le sue, strinse le sue mani e affondò nel suo corpo lentamente fino a riempirla completamente, non si mosse, ma si gustò quel momento magico, quel momento troppo a lungo negato. Era di nuovo sua.
"Fino all'ultimo respiro"

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