Thursday, December 10, 2015

Lettera di una "vecchia"

LETTERA DI UNA "VECCHIA" (RISPETTIAMO GLI ANZIANI)
                                                                                                   
Nel cassetto del comodino di una vecchia signora ricoverata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata una lettera. Era indirizzata alla giovane infermiera del reparto.                                                                                          Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci?
E cosa dici quando parli di me? Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po’ pazza, con lo sguardo smarrito, che non è più completamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe, non smette di perdere le scarpe e le calze, che docile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia.                                                                              E’ questo che vedi! Allora apri gli occhi. Non sono io. Ti dirò chi sono.                 Sono una ragazza con un padre e una madre,  fratelli e sorelle che si amavano, sono una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, sognante che presto avrebbe incontrato un fidanzato, sono una giovane donna sposata a vent’anni.                      Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno.                 Adesso ho 25 anni, ho un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa.
Sono una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l’uno all’altra da vincoli che dureranno. Ora ho quarant’anni, presto lui se ne andrà ma il mio uomo veglia al mio fianco. Cinquant’anni, intorno a me giocano dei bambini e ci ritroviamo di nuovo con i loro sorrisi e il loro affetto, io e mio marito. Poi ecco i giorni bui, mio marito muore, guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro e penso agli anni, alla mia gioventù, alle emozioni, all'amore, alle gioie e ai dolori che ho vissuto.                                          Ora sono vecchia, la natura è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia e il mio corpo, le mie forze per sopravvivere mi abbandonano e giorno dopo giorno, con l’età avanzata, laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra.     Ma in questa vecchia carcassa rimangono ancora  molti ricordi, unico stimolo a non morire se pure causa di sofferenza. Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto passati e accetto l’implacabile regola che determina la fine di ogni essere umano.      Allora apri gli occhi, tu che mi hai curato, e guarda, guarda questa vecchia scorbutica ma  guarda meglio e vedrai non solo le mie rughe, le mie piaghe, il mio aspetto decrepito e pietoso, le mie durezze e la mia ostilità, bensì vedrai i miei ricordi, i miei sogni, i miei palpiti, le mie paure e il mio amore  accuratamente nascosti.

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